Tatuaggi di Elfi e Folletti

November 27, 2005

tatuaggio carpa orientale
Elfi e Folletti.
Ci sono diversi tipi di folletti, buoni e cattivi. Ecco i più noti:
Bo Men
Folletti che vivono nelle paludi della contea di Dawn. Seviziano con giochi pericolosi gli imprudenti che si avventurano da quelle parti. Si possono allontanare colpendoli in faccia con una qualità particolare di alga.
Origine: Irlandese
Boggart
Piccolo elfo malefico che ha ispirato il romanzo di R.L. Stevenson “Lo strano caso del Dott. Jeckyll e Mr. Hyde”. È l’antagonista speculare del Brownie, che fisicamente è uguale a lui ma ha un carattere benevolo.
Origine: Britannica
Brownie
Elfi domestici. Sono spesso accomunati agli Elfi del crepuscolo, ai nani o ai folletti. Sono alti dai venti ai sessanta centimetri ed hanno la carnagione scura. Di solito sono nudi od indossano vestiti marroni stracciati. Quelli di montagna non hanno dita nè ai piedi nè alle mani; quelli di pianura non hanno naso. Sono i primi giardinieri e distillatori di whisky delle Glen (lunghe valli scozzesi). Di notte sorvegliano le greggi e mietono per gli uomini. Come ricompensa chiedono solo una scodella di panna o del latte e una focaccia spalmata di miele. Erano amici dei Picti e degli Scoti a cui raccontavano le loro storie fantastiche. Anticamente si potevano trovare sotto i picchi delle montagne, vicino a menhir o dolmen. In seguito si sono trasferiti in granai, pollai, fienili e cavità di muri, camini diroccati. Sono grandi bevitori di birra e si dilettano a rendere fertili le regioni aride. Il suo doppio malefico è il Boggart.
Origine: Britannica
Buggane
Folletti dispettosi che vivono sull’isola di Man. Possono cambiare forma e spesso diventano vitelli neri o cavalli. Se assumono sembianze umane sono riconoscibili comunque perché mantengono gli zoccoli o le orecchie da cavallo.
Origine: Britannica
Bwca
Folletto domestico gallese, alto cinquanta centimetri e caratterizzato da un lungo naso. Socievole servizievole, è esperto nel preparare burro e formaggi. Sono permalosi e se offesi come dispetto fanno inacidire il latte, rivelano i segreti della gente, pizzicano i dormienti e strappano i vestiti. Non amano le persone astemie.
Origine: Britannica
Cluricauno (Clurichaun)
Folletto godereccio dall’aspetto grassoccio, la faccia rubiconda, con una vistosa pancia e il naso forucoloso. È alto trenta centimetri e ha sempre lo sguardo perso nel vuoto. Detentore del segreto della fabbricazione del whisky, rivelato agli uomini in cambio dell’ospitalità ricevuta in una bufera nel 1620 sulle coste della Scozia. L’habitat per incontrarlo è la cantina di un pub irlandese. Si nutre di piccoli topolini domestici arrosto, pezzetti di formaggio e poche briciole di pane accompagnati da litri di whisky. È molto permaloso ed armato di un appuntito coltellaccio.
Origine: Irlandese
Dukko
Folletto alto cinquanta centimetri, mingherlino, ben proporzionato e con la pelle biancastra. L’occhio è ardente, i capelli lunghi e ondulati. I suoi modi affettuosi nascondono un’anima inquieta. Si diverte a raccontare storie divertenti. Se ne va a zonzo nelle campagne a caccia dell’odiato nemico: il folletto ingannatore Voghee Lyno. Il limaccioso Dukko (così chiamato dal suo antagonista), restituisce il maltolto ai derubati dal Voghee Lyno (previo un minimo compenso). Si nutre di bacche e di piccoli frutti della terra. Ama suonare l’arpa o il violino e adora distendersi sui prati con graziose follette di varie specie.
Origine: Irlandese
Dullahan
Folletto raccapricciante, spesso conduce una carrozza nera trainata da cavalli senza testa. È un presagio di morte per gli uomini che avessero la sventura di incontrarlo.
Origine: Irlandese
Elfi
Entità dalle fattezze umane intermedie tra gli dei e gli uomini. Abitatori della luce e dell’aria, si trovano anche nei fiori, nelle piante, nelle acque. La razza elfica, nella mitologia celtica, non include solo creature belle e buone, ma anche cattive e grottesche. Alcuni sono dispettosi e si divertono a fare smarrire la strada ai viandanti. Anche i sidhe (il popolo magico e biondo della tradizione celtica) possono essere spietati, essi sono ciò che rimane dei Tuatha De Danaan, gli antichi dei d’Irlanda decaduti ma ancora in possesso di poteri sovrannaturali. Secondo il mito essi erano più alti e belli degli esseri umani. Di norma sono immortali. Sono dotati di preveggenza e controllano la magia. I sidhe non interferiscono con il mondo degli uomini. Adorano la musica, cantare e danzare. Vivono in vari luoghi: a TirNanOg principalmente, ma anche nel mondo dei mortali (sotto terra, in fondo al mare…).
Origine: Nordica e Irlandese
Elfi di AshGrove
Abili cantanti e produttori di idromele. Tranquilli e tolleranti tengono sotto controllo i bambini umani che giocano nel loro territorio.
Origine: Britannica
Far Darrig
Malvagio Folletto dalla pelle rossa che ama presiedere gli incubi degli uomini durante le ore del sonno.
Origine: Irlandese
Far Gorta
Gracile Folletto che chiede l’elemosina nelle campagne, e porta fortuna a chi è generoso con lui.
Origine: Irlandese
Fifinella
Folletto femminile dispettoso e dal viso animalesco. Ha i piedi palmati e le orecchie appuntite e pelose.
Origine: Britannica
Folletti
Generalmente hanno sangue nero e occhi rossi rilucenti di notte. Sono giocherelloni e spesso spietati e dispettosi. Non hanno poteri magici ma conoscono arti arcane. Sono amici degli animali: prediligono cavalcare rane, intrecciare le criniere dei cavalli, liberare le bestie dalle stalle (soprattutto nelle notti di luna piena). Si nutrono di polenta con salsicce alla griglia o con formaggio fuso, di mozzarella con le acciughe e di salumi di montagna.
Origine: Europea
Gancanagh
Folletto simile al Leprecauno, ma, a differenza di quest’ultimo, è uno scansafatiche. Abita in sperdute vallate solitarie. Ha sempre una pipa in bocca. Trascorre la maggior parte del tempo a fare l’amore con le pastorelle e le mungitrici.
Origine: Irlandese
Jinn
Piccolo Folletto legato alla tradizione medievale inglese. È un tranquillo ometto che vive nelle vecchie soffitte delle case coloniche della zona del Sussex.
Origine: Britannica
Leprecauno (Leprechaun)
È il più popolare Folletto d’Irlanda, noto anche come Leith Bhrogan. Per lui molti lasciano un bicchiere di latte sul davanzale della finestra. Il suo ritratto è presente in tutte le botteghe ed i negozi, ed è proprio la sua maschera ad aprire le sfilate nel giorno di San Patrizio. È un Folletto ciabattino e quando non lavora si dedica solo a fare scherzi. Si burla soprattutto degli avari e costruisce trappole geniali per i ladri. Custodisce molte pignatte piene d’oro, che sposta in continuazione. Per scoprirle bisogna trovare l’inizio dell’arcobaleno. Ha il naso a patata, lungo e con la punta rossa. La faccia è del colore della terra bruciata, l’occhio è malizioso. Porta i capelli lunghi e la barba a punta. È gracile ma molto forte, è anche molto sospettoso, per avvicinarlo è consigliabile offrirgli una presa di tabacco.
Origine: Irlandese
Lurikeen
Creatura minuscola che molti considerano un Cluricauno errante alla ricerca del paradiso perduto. Secondo altri è un discendente degli antichi bardi che nella notte dei tempi girovagavano tra le brughiere cantando e ballando.
Origine: Irlandese
Pixie
Folletto irascibile e scontroso, ha testa voluminosa, folta capigliatura rosso ocra, occhi leggermente strabici e fosforescenti, naso alla francese, bocca carnosa e piccole orecchie a punta. In genere evita gli altri esseri fatati e la razza umana, però ascoltando le canzoni d’amore si commuove. Goloso e insaziabile, si nutre di latte di pecora e tutto ciò che riesce a rubare da dispense, orti e frutteti. Durante l’estate va ghiotto dei mirtilli alla panna del Devonshire.
Origine: Britannica
Red Cap
Folletto simpatico e spensierato, porta il classico cappuccio rosso a cono. È alto un metro e venti centimetri e vive nei vecchi castelli dell’Inghilterra e del Galles. È vecchio e tarchiato, con lunghi denti, dita rugose, grandi occhi rossi, capelli folti e ispidi. Burlone e dispettoso, ama dormire sull’erba per intere giornate.
Origine: Britannica
Robin Goodfellow
Folletto nato da un germoglio di quercia, alto sessanta centimetri, ha carnagione rossastra, occhi vivaci e orecchie aguzze. Indossa sempre un cappello ornato con una piuma multicolore. Vive nella campagna e nei boschi inglesi, dove costruisce capanne di felci nascondendole fra alberi e rocce. Si nutre di selvaggina, formaggio, birra e cedro. Come gli altri Folletti è di natura schiva e dispettosa, e durante Maggio si diverte a pizzicare le ragazze e a suonare la cornamusa. Odia la cattiveria e l’ingiustizia, e per questo deruba e trafigge con le sue frecce gli uomini di malaffare e gli scellerati.
Origine: Britannica
Sheoques
Folletti che infestano i cespugli di biancospino e le piante rampicanti delle vecchie fortezze irlandesi. Sono generalmente spiriti benevoli, ma hanno una pessima abitudine: rapiscono i bambini e lasciano al loro posto un Folletto decrepito vecchio di mille anni.
Origine: Irlandese
Voghee Lyno
Alto trenta centimetri, è carino d’aspetto e quasi completamente calvo. Corpo asciutto con una piccola pancetta. Si nutre di carne, birra e alcool in genere. Passeggia ubriaco lungo le strade sempre in compagnia ed il suo aspetto è comunque sempre molto curato. Esegue incisioni sulla roccia e sa scrivere. Passa le giornate a chiedere in prestito pignatte d’oro ad altri Folletti, per poi non restituirle, e a fuggire dai derubati. Si nasconde in anfratti di roccia dove non è difficile sorprenderlo mentre sorseggia birra e legge libri smarriti dall’uomo. È il nemico giurato del Dukko.
Origine: Irlandese
Testi tratti da: Elfi, Gnomi, Nani e Folletti (dizionario del Piccolo Popolo) di Giorgio Schottler, edizioni “Domino Avallardi” e Fiabe Irlandesi di W.B. Yeats, edizioni Newton.

Tradizione giapponese le spade

November 21, 2005

Se la spada necessita per il suo uso e la sua manutenzione di numerosi accessori, quello piú importante e visibile, quando essa è portata al fianco, è la tsuba.
La tsuba, la guardia della spada, è una placca metallica di forma, dimensioni e spessore variabili, che ha lo scopo pratico di proteggere la mano del guerriero, ma che indica allo stesso tempo il rango sociale del suo proprietario.
Fino al XVII secolo, la tsuba era essenzialmente l’opera di armieri (kachusi) e forgiatori di spade (tosho), e consisteva in dischi di ferro molto sobri, con decorazioni geometriche.Dopo il XVII secolo le tsuba sono diventate opera di orafi, e riflettevano il sempre piú pronunciato gusto per la decorazione, per la raffinatezza dei motivi, a cui si aggiunge il gusto tipicamente giapponese per la miniaturizzazione; in quel periodo, la tsuba diventa un vero e proprio gioiello ricavato da leghe preziose, dall’aspetto scintillante e con la superficie riccamente ornata.I soggetti rappresentati sono davvero innumerevoli, e ricoprono tutti gli aspetti della cultura giapponese; fra le miriadi di motivi trattati, vi è uno che attira piú frequentemente l’attenzione dei collezionisti: la decorazione animalista.
La limitazione del soggetto non è che apparente, essendo esso stesso cosí vasto da ricoprire piú tipi di rappresentazioni differenti.Innumerevoli specie di animali, insetti, uccelli, pesci sono rappresentati nelle tsuba, isolati o nel loro ambiente, a riposo o colti durante la loro attività caratteristica.
Fra i piú frequenti la tigre, la scimmia, il cavallo, il serpente, la gru, I’aquila, la carpa.La scimmia è uno dei dodici animali dello zodiaco. La sola specie esistente in Giappone è il macaco, e le altre varietà sono copiate da pitture cinesi (come le scimmie dalle lunghe braccia). La tigre, facente parte anch’essa dello zodiaco, non esiste in Giappone e le sue rappresentazioni tradizionali, copiate da stampe cinesi, fanno piuttosto pensare ad un grosso gatto. L’elefante è stato sovente rappresentato sulle guardie copiando la celebre tsuba di Yasuchika, commemorante l’invio di un elefante bianco in Giappone da parte del re del Siam durante 1′era Kioho (1716-1735).Molto spesso gli animali sono rappresentati associati simbolicamente a piante, ad elementi o fra essi. Il cervo e l’acero simboleggiano I’autunno; la gru e il pino la longevità, come pure la gru e la tartaruga. Questa ultima associazione trova la sua origine nella dottrina taoista secondo la quale i due grandi principi che costituiscono l’universo, quello celeste e quello terrestre, sono rappresentati da questi due animali.
La scimmia è spesso rappresentata nell’atto di tentare di afferrare il riflesso della luna nell’acqua, a simboleggiare evidentemente l’illusione del desiderio di possesso materiale. La carpa che rimonta la corrente simboleggia la determinazione e la perseveranza.
La rappresentazione piú frequents della tigre la vede associata al bambú sotto la pioggia; ció simboleggia che anche la potente tigre fugge davanti alla tempesta c cerca la protezione del debole bambú. La lepre è molto spesso rappresentata mentre contempla la Luna e simbolizza la longevità; mentre in occidente si vede un volto nella Luna, in estremo oriente ci si vede un coniglio che, secondo la leggenda, prepara un elisir di lunga vita.Come tutti i paesi, anche il Giappone ha una varietà di racconti e leggende, e il valore che in questo paese si attribuisce alla loro illustrazione simbolica è molto importante. Un modo classico del Giappone per illustrare una storia complessa prevede che solo un’immagine simbolica sia mostrata, ad esempio qualche elemento selezionato fra l’insieme degii elementi caratteristici della storia stessa, ed è la cultura e l’immaginazione di chi ammira l’opera a completame il senso.
Una tsuba raffigurante un’ape che attacca una scimmia e, sull’altra faccia, un granchio, illustra uno del racconti per bambini piú popolari del Giappone, il “Saru Kani Kassen”, la guerra delle scimmie e dei granchi.
Nel folklore e nella mitologia orientale esistono numerosissimi animali mitologici, quasi tutti di origine cinese, che giocano spesso un ruolo piú importante di quello degli animali reali: si distinguono svariate categorie: animali di aspetto esteriore ordinario, ma dotati di poteri particolari (volpi che possono tramutarsi in donna, tassi che si tramutano in teiere, tartarughe millenarie); animali di dimensioni straordinarie, o che possono moltiplicare le proprie membra (volpi a nove code, scimmie a quattro orecchie, maiali a due teste); animali totalmente fantastici, la categoria piú importante, tutti di origine cinese, fra i quail i piú noti sono il dragone, l’uccello di Ho, il Kirin.Lo Ho, equivalente alla nostra fenice, è rappresentato dall’unione di elementi del fagiano, del pavone e dell’uccello del paradiso. Il suo ricco piumaggio a cinque colori rappresenta le cinque virtú principali: l’umanità, la decenza, la saggezza, la fedeltà e l’amore.
Associato al ramo di Kiri (paulownia) simboleggia l’autorità imperiale; in Cina, ad esempio, era il simbolo dell’Imperatrice, ed era spesso associato al dragone, simbolo dell’Imperatore.
Il dragone è sicuramente il soggetto piú rappresentato nell’arte dell’estremo oriente, in particolare nelle tsuba. Il dragone imperiale ha cinque artigli, quello principesco quattro, mentre il dragone del comune doveva averne tre.
Il dragone è dotato di innumerevoli poteri; spesso è rappresentato insieme alla tigre, quest’ultima rannicchiata in una caverna o nascosta fra i bambú, mentre il dragone appare fra le nuvole circondato di stelle. Simboleggiano il dominio degli elementi su tutti gli animali della terra.Il dragone rampante contro il monte Fuji simboleggia il successo nella vita.Oltre alle difficoltà tecniche, era un vero e proprio esercizio di stile la rappresentazione di soggetti cosí complessi su superfici tanto piccole e dalla struttura determinata, che dovevano avere caratteristiche idonee all’uso pratico della spada. Le regole di composizione furono influenzate fortemente dal modo di portare la spada, e i soggetti principali erano solitamente centrati sulla parte piú visibile della tsuba.

Il tatuaggio polinesiano

November 19, 2005

L’origine dei tatuaggi in Polinesia si perde nella notte dei tempi ed è piu’ che probabile che esistessero già nelle terre di origine delle popolazioni migranti che occuparono le isole.
Dal punto di vista del significato sociale e culturale il tatuaggio è da sempre stato per i Polinesiani un simbolo di bellezza ed al contrario di quello che verrebbe spontaneo pensare, piu’ importante per l’uomo che per la donna.
I tatuatori erano degli specialisti che godevano di un grande prestigio all’interno della struttura sociale delle isole.
Gli attrezzi e le sostanze coloranti utilizzati per effetture i tatuaggi erano entrambi ricavati dalla natura : pettini in osso dai denti aguzzi fissati ad un impugnatura fungevano da strumento per infiltrare sotto la cute le sostanze coloranti , e queste ultime erano miscele di fuliggine ( ottenuta dalla cottura dei frutta filettata) e acqua.
E’ alle isole marchesi che quest’arte ha raggiunto il suo culmine per raffinatezza e bellezza. Spesso i Marchesiani erano completamente tatuati , viso compreso.
I motivi decorativi che venivano usati erano presi per la gran parte a prestito dalla natura : i piu’ diffusi erano sicuramente rappresentazioni di piante, animali, ed elementi naturali .

Spesso questi elementi venivano mirabilmente sintetizzati : la dentatura degli squali adesempio era disegnata con una serie di piccoli triangoli .

Insieme a questi motivi anche la rappresentazione del corpo umano era piuttosto diffusa, spesso isolandone dei particolari, come gli occhi, le mani ecc.

I tatuatori avevano a disposizione un piccolo” catalogo ” con i propri disegni riprodotti su pietra o su legno, in modo che fosse possibile scegliere o addirittura comporre il proprio ornamento.

Caratteristica comune a quasi tutte le isole una decorazione fatta di triangoli disposti in maniera irregolare che distingueva i guerrieri valorosi.
Presso le isole Tuamotu solamente gli uomini potevano essere tatuati completamente, per le donne invece era prevista una decorazione a fascia intorno alle braccia e alle gambe.

Alle isole Gambier il tatuaggio era obbligatorio per gli uomini

I tatuaggi erano invece piu’ rari nelle isole Australi , ma erano estremamente diversi dal resto delle tradizioni decorative degli altri arcipelaghi : bande orizzontali larghe e dai bordi dentellati sulle spalle sui i fianchi, e le braccia.

Presso le isole delle Società il motivo piu’ diffuso era una linea ondulata a forma di z ; una particolarità : i disegni potevano essere tanti e disposti su tutte le parti del corpo ma non sul viso.
Fu proprio presso queste isole che la pratica dei tatuaggi inizio’ a scomparire per prima.